Final Fantasy VI (Recensione)

Quante volte ci siamo lamentati dell’irreperibilità di
alcuni vecchi capolavori, non acquistati al tempo della
loro pubblicazione? Vuoi per mancanza di soldi/
tempo, vuoi per inesperienza o giovane età,
qualunque videogiocatore ha almeno un grande
rimpianto. Pur passando giornate intere a esplorare gli
scaffali dell’usato di tutti i negozi specializzati della
propria città e nonostante i continui controlli su Ebay,
certi videogiochi a distanza di tempo diventano
davvero introvabili o estremamente costosi.
Se in passato non potevamo far altro che rassegnarci
all’idea o sperare in un miracolo, con il digital delivery
sta tutto rapidamente cambiando: la Virtual Console
di Nintendo ha inaugurato un trend estremamente
utile a tutti i retrogamer o a chi vive abitualmente con
il rimpianto di cui sopra.
Ora che anche Sony ha dato il via a questa piacevole
opera di recupero, non ci resta che sperare, mese
dopo mese, che tocchi al titolo tanto desiderato. E se
stavate pensando proprio a Final Fantasy VI
rallegratevi: ora potete scaricarlo dal PSN.
La storia è fatta dagli uomini
Recensire un mostro sacro di tale portata con il senno
di poi non è un’impresa più facile. Un inalienabile
confronto con la contemporaneità rischia di
complicare ulteriormente le cose. Rischia, certo, ma
senza riuscirci, vista l’inossidabile qualità del sesto
capitolo ufficiale della famosa saga di Square.
Pubblicato nell’agonia dello SNES e riproposto su
PsOne e Game Boy Advance, nonostante la sua data
di nascita reciti 1994 e nonostante gli stravolgimenti
tecnologici che ci sono stati in questo lungo lasso di
tempo, il gioco è ancora capace di stupire,
sorprendere, ammaliare.
E’ bene però fare un piccolo appunto: se graficamente
bisogna essere predisposti per apprezzare la pixel art
dell’era 16-bit, il gameplay, come vedremo a breve,
costringe i videoplayer contemporanei a uno sforzo in
più per essere interpretato.
Dove Final Fantasy VI si dimostra non solo all’altezza,
ma persino svariati passi avanti rispetto all’agguerrita
e poligonale concorrenza è nell’aspetto narrativo.
Contando su alcuni video in CG ereditati
dall’adattamento per PsOne e su centinaia e centinaia
di muti dialoghi didascalici, il prodotto Square-Enix ci
mette davvero poco a superare i confini del tempo,
farsi beffe della potenza grafica della console che lo
ospita e spingerci, non senza un pizzico di fantasia e
immaginazione, nel mondo magico e pulsante
orchestrato dagli sceneggiatori.
Lepremesse, a conti fatti, non sembrano poi così
inedite: il mondo, una volta impregnato dall’energia
magica, vive oggi in un’era tecnologica, dove fumo,
ferro e città grigie ne fanno da padrone. Eppure, al di
là delle apparenze, non è del tutto vero che la magia è
andata completamente perduta. Qualcuno sta
cercando di riscoprirne i segreti per utilizzarla e
proprio vantaggio. Per questo è vitale ritrovare
qualunque cosa che abbia a che fare con gli Espers,
un’antica razza misteriosamente scomparsa nel
tempo.
Di fronte a questi fatti, il passo successivo è piuttosto
scontato: da una parte si avrà il manipolo di cattivi,
intenzionati a usare la magia nei modi più efferato
possibile, dall’altra i buoni, pronti a tutto pur di
impedire la realizzazione di questo demoniaco piano.
Dove sta allora tutta la particolarità narrativa di Final
Fantasy VI? Semplicissimo: sta nel carisma e nella
complessità psicologica dei personaggi e dei temi che,
tra un topos e l’altro, dovranno affrontare. Suicidio e
morte faranno la loro comparsa più di una volta nel
plot del videogioco, mentre i protagonisti e membri
del numeroso party che creerete in breve, pur non
disdegnando mai di far riferimento a figure
stereotipate arcinote, mostreranno una sfaccettatura
caratteriale non da poco. Si tratterà per lo più di eroi
tormentati, mai completamente sicuri del proprio
agire, con più di un peccato o colpa da espiare.
Nonostante una trama di per sé piuttosto canonica,
ma non per questo scialba, Final Fantasy VI cattura
grazie soprattutto allo spessore del cast. La qualità è
talmente alta che da questo punto di vista il gioco
appare ben più attuale e coraggioso di decine di altri
RPG pubblicati nell’era HD.
Ciò che rende classico un RPG
Per quanto riguarda il gameplay invece, lasciarsi
andare ad un giudizio diventa lievemente più
complesso. Da questo punto di vista, è inutile far finta
che non siano passati quasi vent’anni dalla
pubblicazione del gioco. Sicuramente però ciò non
rappresenta forzatamente un deterrente. Final Fantasy
VI è un RPG piuttosto classico con incontri casuali,
punti esperienza da accumulare e un
equipaggiamento da controllare continuamente al fine
di dotarsi sempre dell’arma o dell’armatura più
potente. Viste le dimensioni raggiungibili dal party,
quattordici combattenti, vi sarà data ampia libertà
decisionale relativamente ai tre eroi da mandare
effettivamente sul campo di battaglia. Se da una parte
sarete sempre spinti ad utilizzare i vostri beniamini, le
diverse abilità di ciascuno vi costringeranno a utilizzarli
un po’ tutti nel corso dell’avventura, in base ai nemici
da affrontare, cosa che regalerà all’avventura un
pizzico di varietà in più.
Altre due particolarità differenziano questo episodio di
Final Fantasy dagli altri. Il primo è relativo alla
turnazione durante i combattimenti. Qui, infatti, non
ci saranno veri e propri tempi morti: basterà aspettare
il riempimento automatico della barra dell’azione per
poter attaccare, usare gli oggetti e così via. Per quanto
non proprio in tempo reale insomma, il combat
system vi costringerà a prestare attenzione allo
svolgimento di ciascuna battaglia. L’altra particolarità
riguarda invece la modalità con cui i personaggi
apprenderanno nuove abilità magiche. Ciò sarà
possibile sia recuperando determinati artefatti Esper
ed equipaggiandoli, che esplorando specifiche
location. In nessun caso, insomma, sarà utile salire di
livello.
Il gameplay quindi può essere apprezzato solo da chi
è alla ricerca di qualcosa di piuttosto classico. Coloro
alla ricerca di azione o di spettacolari scene d’azione,
resterà inevitabilmente deluso.
Parlando dell’aspetto grafico, Final Fantasy IV è
l’apoteosi dell’era 16-bit. Per quanto i pixel possano
apparire sgranati sui vostri avveniristici televisori HD,
non serve un esperto per accorgersi della quantità di
dettagli che rendono unica ogni ambientazione,
dell’accortezza con cui i designer hanno caratterizzato
i personaggi, come ogni animazione risulti ben
concepita e realizzata.
Un discorso simile può essere fatto per il sonoro:
lontani dai temi orchestrati ormai inalienabili alle
odierne produzioni tripla A, il buon Nobuo Uematsu
non ha fatto altro che darci un’ulteriore prova della
sua maestria e capacità, spingendo ai limiti i chip
audio del Super Nintendo.
Infine, pochi dubbi sulla longevità: come minimo vi
serviranno une trentina di ore per raggiungere i titoli
di coda, ma volendo esplorare ogni anfratto messo a
disposizione dagli sviluppatori, il counter raggiunge
abbastanza facilmente le cinquanta.
Commento Finale:
Per alcuni Final Fantasy VI è il miglior episodio della
saga. Per altri invece resta “solo” uno dei più riusciti.
Che siate tra gli esponenti dell’uno o dell’altro
schieramento, o che invece siate invece neofiti, poco
importa: se amate gli RPG classici e non vi da fastidio
una grafica bidimensionale 16-bit, non avete alcun
motivo per non fare vostro questo titolo. L’assoluta
mancanza di novità rispetto all’originale e alle varie
edizioni tuttavia, lo rendono assolutamente
sconsigliato a chi ha già avuto il piacere in passato.
Voto Finale:8

Informazioni su davidedezan

alto,esperto di pc e simpatico!

Pubblicato il 8 luglio 2011, in News, recensioni con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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