Battlefield 3 (Hands on)

All’evento stampa parigino svettava l’imminente
Battlefield 3 con una presentazione di più
ampio respiro che consisteva in una sessione
provata per ciascun comparto di gioco:
singleplayer, co- op e multiplayer. Una mappa
dalla Gamescom per il gioco in compagnia,
Operation Metro dall’ultimo E3 per il
multiplayer e la vera novità: Operation
Guillotine per il singleplayer. L’anticipato
antagonista di CoD ha mostrato ancora una
volta i denti, senza lasciare spazio a dubbi
sull’intrinseca qualità del prodotto: guerra allo
stato brado.
I cinque punti di DICE
La presentazione è iniziata con Karl Magnusson,
General Manager di DICE, che ci ha presentato i
cinque punti focali su cui si sono focalizzati gli
sviluppatori nel concepire il Frostbyte 2. “L’idea
originale del Frostbyte era quella di portare il
franchise Battlefield sulle nuove console e
avevamo bisogno di una nuova tecnologia per
farlo. Oggi invece vogliamo dare un vero e
proprio seguito alla nostra saga di successo e
per questo abbiamo scelto come piattaforma di
riferimento il PC, che ad oggi sovrasta
tecnicamente il resto. Ci siamo concentrati su
cinque aspetti chiave per migliorare il nostro
lavoro: la qualità grafica, indubbiamente un
punto centrale per ricreare sempre più
fedelmente uno scenario di guerra; le
animazioni, di cui non eravamo particolarmente
soddisfatti nei nostri titoli precedenti, ma grazie
a EA abbiamo integrato tutto il lavoro svolto
dalla sezione Sport con i nuovi FIFA, per
ottenere una fedeltà nei movimenti senza rivali
nel panorama FPS; la distruzione tattica, chiave
di volta per rivoluzionare un gameplay
consolidato e già abbozzata nei Bad Company,
ma qui portata a nuovi livelli di realismo e
potrete sfruttarla come meglio crederete in tutti
i comparti di gioco, per creare diversivi e
situazioni strategicamente sempre interessanti
soprattutto negli ambienti urbani; infine l’audio
e siamo molto orgogliosi dell’esperienza sonora
che abbiamo raffinato. Un’intera troupe ha
letteralmente girato il mondo su diversi campi
di battaglia per campionare gli effetti che
ritroverete nel gioco con una fedeltà di cui
andiamo veramente fieri” .
Insomma gli elogi si sono sprecati, ma dopo
mesi di presentazioni siamo decisamente inclini
a credere a quasi tutte le parole pronunciate
dal buon Karl. E’ seguita una breve descrizione
del Battlelog, la piattaforma online che
accompagnerà -gratuitamente – l’intera
esperienza ludica. “Essendo il cuore del gioco
comunque il multiplayer” ci tiene a specificare
Magnusson “grazie al Battlelog potrete
istantanemente pubblicare i vostri risultati,
visualizzare statistiche e punteggi dei vostri
amici e soprattutto raggiungerli nei server in cui
giocano in pochi passaggi.” Un vero social
network quindi, che se sfruttato a dovere sarà
senza dubbio l’agognata piattaforma di lancio
per il pieno supporto alle ladder e ai clan,
anche se per ora è stato mantenuto il totale
riserbo a riguardo e non siamo sicuri che possa
arrivare pre-lancio, se mai arriverà.
Ghigliottina
Operation Guillotine. Iran. Manca poco per
cominciare l’operazione e la nostra squadra
appostata su una collina aspetta il via libera dal
comandante. Scatta l’ora X e tutti i reparti
corrono in avanti verso un covo delle forze di
resistenza. E’ notte e i flare scoppiano
all’orizzonte come dei fiori posti a memoria
futura dei morti falciati nell’incursione. I reparti
appostati sulla collina si riversano come uno
sciame verso l’obiettivo. Siamo soldati semplici
in un attacco di proporzioni massicce: l’impatto
su PS3 è convincente, e raramente abbiamo
visto un field of view così ampio. I fuochi della
guerra brillano per pochi istanti all’orizzonte,
ma la loro frequenza dà un’idea delle
proporzioni della battaglia in corso.
Proseguendo giù per il pendio, posizioniamo un
mortaio in direzione di un bunker nemico e
arriviamo presso il letto di un fiume. Inizia lo
scontro a fuoco e i nostri compagni prendono
posizione sul fianco cercando di sorprendere i
nemici. Dalla distanza prendiamo la mira
accovacciandoci per terra, sperando di passare il
più possibile inosservati prima di fare fuoco. Di
colpo un nemico ci sorprende sul lato e con
nostro stupore sembra fare finta di niente. Una
sventagliata d’arma automatica e il malcapitato
non ha più ragione d’essere, lasciandoci in tutta
onestà interdetti dalla sua poca prontezza.
Riprendiamo l’incursione scoprendo che i nostri
compagni sono riusciti a sfondare le linee
nemiche e costeggiamo quindi l’argine del
fiume fino a una postazione rialzata. Un nuovo
scontro, stavolta più numeroso, conferma
l’atroce sospetto: l’IA non riesce a seguire i
nostri movimenti e anche caricando alla
bersagliera qualche colpo di striscio non è
bastato per fermarci, mentre i terroristi si
muovevano verso delle coperture anzichè
falciarci in campo aperto. Passavamo di fronte a
loro senza che questi reagissero minimamente –
o con un ritardo spaventoso- mentre non
abbiamo visto le truppe alleate morire o
prendere decisioni tatticamente significanti,
nonostante la loro chirurgica efficacia. Abbiamo
avuto la sensazione che il fronte alleato
riuscisse ad avanzare senza il nostro appoggio,
anche se non abbiamo ricevuto chiarificazioni
riguardo al livello di difficoltà impostato.
Arriviamo infine alla base da liberare, e scatta
l’esplosivo per sfondare la porta principale. Un
terrorista in fiamme esce disperato, freddato
subito con un colpo mentre corriamo dentro
per ripulire. All’improvviso ci si apre un cancello
in faccia e voliamo a terra: pochi istanti per
reagire prima di beccarci una calibro 5,56 in
testa. La sequenza in slow motion ci ha
veramente spiazzati, ma il nostro shotgun non
ci ha traditi. Abbiamo avuto la sensazione che
gli eventi scriptati, nonostante il decantato
engine di distruzione dinamica, la faranno da
padrone in questa esperienza del tutto aliena
alla saga principale, più simile a quella dei due
spin-off d’impostazione console. Il feeling con
le armi si è rivelato comunque ottimo e l’auto-
aim, obbligatorio per giocare via pad, non
eccessivamente invasivo. Prima di salire sulla
jeep per l’estrazione abbiamo tergiversato in
giro per la mappa, sperimentando l’interazione
con l’ambiente e con i compagni. Abbiamo
lanciato un paio di granate verso una fila di
copertoni che, solidi come piombo, non si sono
spostati di un millimetro, mentre il muretto
adiacente non ha ricevuto nemmeno un graffio.
Increduli, ci abbiamo riprovato posizionandola
sul muretto stesso che ancora una volta ne è
uscito illeso dall’impatto. Ora, non sappiamo
bene cosa pensare ed è ben presto per tirare le
somme. Possiamo comunque ipotizzare che ad
un certo livello di difficoltà possa corrispondere
un certo livello di distruttibilità o più
semplicemente che durante la campagna
singleplayer solo alcuni elementi a schermo
subiranno gli effetti del Frostbyte 2.
A questo proposito il livello di dettaglio era
gradevole sulla console Sony, gli ambienti
realizzati con particolare cura e ben dettagliati
lasciano spazio anche a qualche -limitato –
effetto di proiettili e artiglieria (tubi che
esplodono all’impatto, casse che si spostano e
sacchi di sabbia che pur non alterandosi nella
struttura poligonale, gettano densa polvere
all’aria) . Il campo visivo è la cosa che più ci ha
sorpreso e tutti i nemici non subiscono il pop-in
tipico di altre produzioni, anche se presi di mira
da distanze notevoli (ricordiamo lo sniper di
Crysis 2). Anche gli effetti di luce e polvere ci
sono sembrati davvero convincenti e mentre i
primi erano più un piacevole cammeo che
aumentava notevolmente la missione notturna,
i secondi possono essere sfruttati a livello di
gameplay per distrarre o coprirsi dal fuoco, data
la loro densità notevole. Dall’altra parte le
texture si sono rivelate in una risoluzione solo
nella norma, complice forse proprio l’orizzonte
così ampio: limite tecnico di un hardware che
ha compiuto il suo tempo, mentre l’aliasing
sgranava un po’ troppo l’immagine, soprattutto
sulla corta distanza. Una piacevole introduzione
è invece la presenza del fuoco amico: sparare
su un compagno e ucciderlo farà terminare la
missione istantaneamente, come già visto in
CoD. Peccato solo che serva ben più di un colpo
per uccidere un alleato e solo con due colpi di
shotgun a bruciapelo siamo risuciti ad
incappare in un Game Over da fuoco amico.
Commento Finale:
Questa breve sessione con la campagna in
singolo ricalca quindi gli stilemi degli fps bellici
attuali: cinematograficità e spettacolarità bellica.
Qualche incertezza di troppo riguardo all’IA ha
purtroppo impedito un’immersione tale da
portarci all’esaltazione. Battlefield si distingue
però per un confezionamento d’alto livello e un
comparto tecnico che fa del campo visivo il suo
punto di forza (mentre sembra vacillare, su
console, sotto altri aspetti). Bisogna verificare in
fase di recensione come DICE ha implementato
nell’esperienza in singolo la dinamiche di
distruzione ambientale. In ogni caso, non
bisogna dimenticare che: “il cuore del gioco è il
multiplayer”. Ti crediamo, Karl: e vogliamo più
Caspian Border.

Informazioni su davidedezan

alto,esperto di pc e simpatico!

Pubblicato il 17 settembre 2011, in giochi, News, ps3, sony con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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